La protesta dei camionisti "blocca" il Paese

 La protesta era nell'aria da tempo, pronta a esplodere da un momento all'altro, con forza. Eppure nessuno dei "professorini" ha voluto guardare  l'ha voluta prendere  seriamente in considerazione. Il Governo, forte del consenso dei partiti, era forse convinto che sarebbe bastato fare un blitz a Cortina, abolire qualche Ordine professionale o predicare pazienza e coraggio per fare ingoiare ai cittadini il boccone avvelenato con tasse sempre più alte e rincari esagerati. Invece no. Le cose, purtroppo per Monti e per i suoi professorini, sono andate molto diversamente. Questa volta la pazienza, che si sa ha un limite a tutto, il limite sembra averlo superato abbondantemente.

I lavoratori, stanchi di essere chiamati per l'ennesima volta a pagare i debiti di politici incapaci e banchieri sempre più assettati di denaro, hanno deciso di difendersi dall'attacco ai salari e ai diritti più elementari sferrato dal Governo Monti. Sempre meno equo, sempre più amico di banchieri e industriali ma anche sempre più nemico dei cittadini che vivono con un salario tra i più bassi d'Europa e dal potere d'acquisto sempre più ridotto. Così, mentre "i professori" procedeva col pacchetto "Cresci Italia", la protesta dei forconi inaugurata dagli autotrasportatori siciliani andava via via estendendosi a tutto il Paese. Coinvolgendo sempre più categorie. Insieme ai camionisti, infatti, si fermano anche i tassisti, che incroceranno le braccia per 14 ore dalle 8 alle 22 di oggi, mentre il 27 toccherà ai ferrovieri. Per il 1 febbraio annunciata la serrata delle farmacie. Restano invece ancora da definire i 10 giorni di sciopero proclamati dai benzinai. Per il momento è la protesta degli autotrasportatori a preoccupare il Governo, e in modo particolare il titolare del Viminale, l'unico in grado di fermare veramente il P Che pensa già a come reprimere la protesta. "Non bisogna escludere che questi malesseri possano sfociare in manifestazioni di tipo diverso - ha subito fatto sapere il ministro Cancellieri mettendo le mani avanti - è giusto che le proteste si manifestino, sempre però nel rispetto della legge. Siamo aperti a ogni forma di dialogo ma siamo anche pronti a usare tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione”. Quali siano questi mezzi è facile da immaginare: le forze dell'ordine. Che in termini pratici si chiama repressione. L'uso della forza, quindi, come arma per impedire una legittima forma di protesta. In pieno stile siriano, tunisino e egiziano. Gli stessi per i quali il nostro Governo è intervenuto per schierarsi al fianco dei rivoltosi che lottavano per la democrazia. Come sempre le lotte oltre le mura amiche sono per la democrazia quelle in casa sono attentati alla democrazia. La conferma che parlare degli altri paesi è cosa assai più facile che guardare dentro casa propria. Finora, comunque, la protesta è stata assolutamente civile. Gli autotrasportatori hanno organizzato oltre 60 presidi lungo tutta la rete autostradale dividendo l'Italia in due. Le situazioni più critiche, per il momento, si registrano in Piemonte, Lombardia, Abruzzo e Campania, ma notizie di proteste arrivano anche dalla Sardegna dove da giorni gli autotrasportatori bloccano le principali arterie. Protesta, quest'ultima, alla quel nelle prossime ore dovrebbero unirsi anche i pastori e i lavoratori delle aziende in crisi.

La mappa della protesta

La situazione in tutto il Paese comincia a farsi critica. Le principali arterie autostradali sono infatti bloccate e il traffico procede a rilento. Tre chilometri di coda sono segnalati sulla A30 Caserta-Salerno in direzione sud alla barriera di Mercato San Severino mentre incolonnamenti anche in entrata si registrano verso Caserta; disagi anche sulla A1 nel tratto della barriera di Napoli Nord in direzione Roma; sull'A16 Napoli- Canosa code alla barriera di Napoli est in entrata verso Canosa; sull'A3 Napoli-Salerno riaperto il tratto compreso tra Napoli Centro e l'allacciamento con l'A1. Mezzi pesanti ostacolano la viabilità di accesso all'A3 con conseguenti rallentamenti sulla viabilità ordinaria di accesso agli svincoli di Eboli, Sicignano, Atena Lucana, Sibari, Tarsia Nord, Cosenza Nord, Lametia Terme, Pizzo Calabro, Sant'Onofrio, Rosarno e Gioia Tauro. Incolonnamenti di mezzi pesanti in attesa anche al porto di Villa San Giovanni e nelle adiacenze dell'imbarco per la Sicilia. La protesta prosegue a Cassino, Frosinone, Ferentino e Caianello dove gruppi di autotrasportatori stanno bloccando le entrate dell'A1. I manifestanti si sono radunati nei pressi delle entrate autostradali a partire da ieri sera verso le 22 e consentono solo il passaggio in uscita. I caselli delle diramazioni di Roma Est, Nord e Sud sono presidiati dalla Polizia stradale che sta monitorando mezzi pesanti e taxi. Al Nord la situazione non cambia. In Piemonte, infatti, una decina di auto private posizionate sulla strada stanno bloccando l'ingresso Torino- Corso Giulio Cesare dell'autostrada A4 Torino-Milano, in direzione Milano; conclusi i disagi in Tangenziale nord mentre permangono in Tangenziale Sud dove all'altezza dell'interporto Sito, gli autoarticolati bloccano le due corsie di marcia e si viaggia solo sulla corsia di emergenza in uscita in A/7 Milano Genova allo svincolo di Serravalle Scrivia. "Diamo disposti a rimanere qui a oltranza, anche la notte" ha fatto sapere il coordinatore di Trasporto Unito, l’organizzazione sindacale che da questa mattina sta bloccando la tangenziale di Torino. Code anche il Lombardia tra Seriate e Bergamo in direzione Milano sull'A4 e code agli svincoli in entrate di Capriate e Seriate. Disagi anche in Puglia sull'A/14 nel tratto Foggia Taranto, dove il blocco riguarda solo i mezzi pesanti delle entrate di Foggia, Andria, San Severo e Poggio Imperiale, e sulla tangenziale di Bari all'altezza dello svincolo per il quartiere Poggiofranco dove ci sono tre chilometri su entrambe le carreggiate. Altri blocchi sono segnalati sulla statale 379 a Specchiolla, in provincia di Brindisi, sulla statale 100 verso nord all'altezza dello svincolo per Triggiano, sulla strada provinciale (ex statale 231) ad Andria e Corato, la statale 16 a San Severo e Andria, sull'autostrada all'altezza dell'area di servizio 'Le Saline' vicino a Margherita di Savoia, sulla statale 7 all'altezza dell'Ilva vicino Taranto, sulla statale jonica 106 e sull'autostrada sempre vicino al capoluogo jonico, sulla statale 100 vicino Mottola. In Abruzzo sono invece interessati i caselli di Pescara Nord e Mosciano Sant'Angelo.